In tempi di mercati turbolenti, margini ridotti al lumicino e competitività sempre più spinta, non può certo esistere una “pallottola d’argento”, una ricetta in grado di rilanciare qualunque attività imprenditoriale in difficoltà, tuttavia qualche suggerimento, a saper ben guardare, ci può venire anche dagli ambiti meno tradizionali.
In particolare ci stiamo riferendo ad un settore industriale che, partito da scala artigianale si è esteso a diventare una vera industria, vedendo nel tempo seriamente minacciata la propria redditività da un progressivo allungamento e parcellizzazione della filiera produttiva, la diffusione della copia e falsificazione come pratica abituale, la stagnazione di idee in un contesto di guerra all’abbassamento dei prezzi, con costi di produzione, per ottenere risultati di qualità, sempre crescenti.
Non stiamo parlando del tessile o di altri ambiti con cui potreste trovare ampie analogie, ci stiamo riferendo al settore dei videogiochi (intesi come software) sul finire del XXesimo secolo!
Un comparto in cui le dinamiche di cui sopra stavano raggiungendo una rilevanza sempre più marcata, con, da una parte, una dipendenza sempre più stretta tra i produttori di hardware da gioco (le console in particolare), la distribuzione e una miriade di piccole società di sviluppo che, come botteghe artigiane, cercavano di investire le risorse disponibili sui prodotti in una corsa contro il tempo dominata da scadenze ben precise (le fiere del settore e le festività in particolare) e margini, specialmente per chi viveva nella parte bassa della filiera, assai risicati.
In un simile contesto la tendenza dei produttori fu quello di concentrarsi sui sequel di titoli di grande successo, riprendendo dunque sempre più o meno gli stessi temi, e portando a un progressivo impoverimento nella creatività di un mercato che, in passato, era stato caratterizzato proprio dal continuo fiorire di nuovi concept.
A peggiorare la situazione trovavamo poi la pirateria, il mercato della copia, per cui il venduto effettivo si manteneva sempre fortemente contratto rispetto al pieno potenziale.
All’inizio del XXIesimo secolo, aziende diverse, hanno cercato di dare risposte diverse al problema, e la combinazione di strategie ha rilanciato il settore riportandolo in attivo e rendendolo, nel giro di pochi anni, un mercato più ampio di quello cinematografico.
Una delle scuole di pensiero che ha riportato ricchezza al settore ha partorito un genere di videogioco completamente nuovo, i videogiochi online, in particolare i cosiddetti MMORPG che sta per Massive(ly) Multiplayer Online Role-Playing Game ((gioco di ruolo online multigiocatore di massa).
Senza entrare troppo nei dettagli, si tratta essenzialmente di videogiochi a cui si può partecipare solo se collegati a internet, in cui il giocatore viene proiettato ad impersonare un personaggio in un mondo fantastico (spesso di ambientazione medievale fantasy) interagendo con un vasto regno da esplorare e soprattutto con migliaia e migliaia di altri giocatori contemporaneamente impegnati nella stessa ambientazione.
Ma vediamo le caratteristiche predominanti di questi giochi e cosa possono insegnarci in termini più generali per qualunque business.
Il modello di business dei videogiochi online è marginalmente basato sull’acquisto del videogioco (spesso regalato o estremamente scontato), bensì il pagamento di un abbonamento (pagabile online o talvolta anche comprando singole bonus card da uno o tre mesi nei negozi specializzati) per poter giocare, vi sono alcune eccezioni a questo schema, ma l’efficacia di queste varianti è opinabile. La bellezza del modello consiste nel fatto di poter “provare” il prodotto, al pieno delle sue funzionalità, a costi risibili, inoltre viene assolutamente eliminato il rischio pirateria perché, anche qualora si avesse una copia del gioco e non l’originale, saremmo comunque vincolati a pagare un abbonamento (tra l’altro spesso il gioco sui server ufficiali viene inibito per le copie non originali, ma non è questo il punto).
L’altro punto fondamentale (che rafforza il primo) è il fatto che ogni giocatore continua ad utilizzare il proprio personaggio in partite successive, poiché di fatto non esiste il concetto di partita con un inizio e una fine, ma un mondo, sempre attivo e vitale in cui ci si proietta con il proprio personaggio, ma che continua ad esistere anche quando non siamo collegati e stanno giocando altri giocatori. I personaggi giocati si evolvono nel tempo diventando più forti, acquisendo nuovi oggetti, poteri, caratteristiche che li differenziano e caratterizzano sempre di più, così che si crea un forte legame con il personaggio e dunque con il gioco, portando l’utente a rinnovare la propria fiducia, in termini di abbonamento pagato, ad un dato produttore.
Da non dimenticare poi che il mondo di gioco subisce continue evoluzioni, poiché, essendo online, viene continuamente mantenuto dall’azienda produttrice con l’aggiunta di dettagli, nuove possibilità, terre da esplorare o anche l’uscita di espansioni da acquistare a parte che aprono interi blocchi di mondo inediti.
Fortissimo è il senso di gruppo che si crea tra giocatori, che spesso si organizzano in clan al fine di collaborare allo scopo comune di ottenere il massimo dall’esperienza di gioco, così vediamo nascere e crescere comunità di giocatori che, pur vivendo spesso ad angoli opposti del pianeta, condividono una stessa passione. Naturalmente la collaborazione tra giocatori è favorita e vista di ottimo occhio da parte dei produttori di giochi online, in quanto l’elemento sociale, genera sempre più “affection” nei confronti del prodotto-gioco.
Ci sono naturalmente possibili eccessi, da parte di alcuni giocatori che finiscono per dedicare troppe ore al videogioco, ma questo non vale forse per qualunque attività nella vita quando diventa eccessivamente dominante?
Per il resto l’aspetto di socialità, competizione basata su astuzia, intelligenza, diplomazia e l’ambientazione di gioco, dominata dalla fantasia, sono tutti elementi positivi per il giocatore, che può vivere una esperienza appagante e, ovviamente, per il produttore, che può ottenere una ampia fidelizzazione del proprio cliente.
Concludendo, abbiamo rapidamente preso in considerazione alcuni degli aspetti principali di una delle strategie che hanno permesso di ribaltare una situazione di mercato in declino, convertendola in una fonte di ricchezza: gli insegnamenti che possiamo trarne sono molteplici e lo stesso può dirsi delle applicazioni ad altri mercati stagnanti.
Possiamo allora sperare di trarre ispirazione da casi di successo come questi, caratterizzati da una felice combinazione tra innovazione e creatività, confidando che, tali ingredienti, possano trovare felice applicazione in molti altri ambiti.
In tempi di mercati turbolenti, margini ridotti al lumicino e competitività sempre più spinta, non può certo esistere una “pallottola d’argento”, una ricetta in grado di rilanciare qualunque attività imprenditoriale in difficoltà, tuttavia qualche suggerimento, a saper ben guardare, ci può venire anche dagli ambiti meno tradizionali. In particolare ci stiamo riferendo ad un settore che, partito da scala artigianale si è esteso a diventare una vera industria, vedendo nel tempo seriamente minacciata la propria redditività da un progressivo allungamento e parcellizzazione della filiera produttiva, la diffusione della copia e falsificazione come pratica abituale, la stagnazione di idee in un contesto di guerra all’abbassamento dei prezzi, con costi di produzione, per ottenere risultati di qualità, sempre crescenti.Non stiamo parlando del tessile o di altri ambiti con cui potreste trovare ampie analogie, ci stiamo riferendo al settore dei videogiochi (intesi come software) sul finire del XXesimo secolo!Un comparto in cui le dinamiche di cui sopra stavano raggiungendo una rilevanza sempre più marcata, con una dipendenza sempre più stretta tra i produttori di hardware da gioco (le console in particolare), la distribuzione e una miriade di piccole società di sviluppo. (continua... fai click su Leggi tutto...)