Correre. Uno degli sport più diffusi al mondo, praticato a qualunque età, da novizi e da professionisti, con attrezzatura minima o adottando gli ultimi ritrovati tecnologici, per prepararsi ad una competizione o come puro fitness.
Curiosamente film e serie tv, specialmente provenienti da oltre oceano, ci propongono di frequente l’immagine della corsa associata alla figura del manager-runner. (continua... fai click su Leggi tutto...)
Ci siamo abituati alla classica scena hollywoodiana del super-dirigente che, sul tetto/pista del grattacielo newyorkese macina chilometri di corsa circondato dai suoi assistenti, che lo seguono di buon passo o arrancando (questo dipende di solito dalla presenza o meno di una vena comica nel film in questione).
Ci potremmo domandare allora se, effettivamente, la corsa, più di altre attività fisiche, abbia un legame stretto con il management, se, insomma, le caratteristiche che fanno un buon runner costituiscano utili punti di forza per un buon manager.
Per analizzare la questione dobbiamo innanzi tutto, approcciare la corsa con una visione olistica, in cui lo sforzo fisico, l’azione in sé, non è separabile né separata dallo stato mentale.
In questo senso possiamo intendere la corsa come una vera e propria forma di “meditazione in movimento”, una serie di azioni in cui si mantiene una piena consapevolezza del momento presente, immersi in una bolla di quiete rotta solamente dallo scalpiccio delle scarpe sul terreno, dal fruscio delle foglie sugli alberi e dal proprio respiro regolare.
Già questo primo elemento richiama una abilità propria di ogni grande manager: saper mantenere la calma nel bel mezzo della frenesia degli eventi.
(continua nella Seconda Parte)





