Il video, in particolare cinema e televisione, costituiscono una delle principali forme di intrattenimento attualmente in circolazione, le cui regole e modalità di funzionamento non hanno subito trasformazioni particolarmente rilevanti negli ultimi anni, la situazione potrebbe essere destinata a cambiare stravolgendo modelli di business e esperienza dello spettatore.Intanto è interessante notare come stia rapidamente mutando il profilo anagrafico del tipico telespettatore, secondo una recente indagine della società Nielsen riferita agli Stati Uniti, si rileva come venti anni fa l’età media del pubblico del canale ABC fosse di 37 anni, mentre oggi è salita a 51, per i canali Fox si è passai da 29 a 44 e anche per NBC e CBS, che già avevano un pubblico in fascia d’età elevata, si assiste ad un ulteriore invecchiamento.(continua... fai click su Leggi tutto...) Questi dati mostrano un fenomeno già noto e in corso di valutazione: le generazioni più giovani non fruiscono del video attraverso il consueto canale costituito dalla TV, preferendo canali alternativi come i siti online di streaming (come YouTube o Hulu.com) e il download di contenuti attraverso i sistemi peer-to-peer.
In questo scenario si decidono le sorti del mercato televisivo e dell’intrattenimento video in genere, un contesto in cui i nuovi utenti chiedono di poter vedere cosa e quando vogliono sul dispositivo che più gradiscono in quel momento, sia esso un televisore collegato ad un set-top box, o a una console da videogiochi, oppure uno smartphone o un laptop.
La richiesta del mercato va dunque verso più canali e modalità di fruizione dei contenuti, l’accesso tramite internet e assoluta libertà di scelta. Regole che dovrebbero essenzialmente valere sia per film e serie TV che per spettacoli live.
Il cambiamento è però fortemente osteggiato da chi i contenuti li crea (case di produzione…), detiene (studios…), confeziona (i canali televisivi) e distribuisce (compagnie specializzate nella TV via cavo, satellitare e simili), e siccome il contenuto la fa da padrone (“content is the king”), l’arma del controllo dei diritti sugli spettacoli genera una situazione di squilibrio di potere.
Intendiamoci, non che il pubblico voglia necessariamente contenuti gratuiti, anzi, Apple con il successo di iTunes (il proprio store di musica online) ha dimostrato che il download di contenuti legali a pagamento, se opportunamente sostenuto da una piattaforma, può generare enormi guadagni, tuttavia proprio l’esperienza di iTunes è un precedente significativo, che ha portato una forte disintermediazione nel mercato musicale a favore di società orientate alla tecnologia, quindi alla gestione della piattaforma, più che alla creazione di contenuti.
Gli attori coinvolti nella filiera di produzione del video sembrerebbero voler evitare il destino dei loro omologhi in ambito musicale, dunque si cerca un modello di business alternativo che incontri le richieste del pubblico, ma sia anche economicamente vantaggioso per gli attori tradizionali della scena.
Sarà allora interessante vedere quali mosse faranno,questo autunno-inverno due colossi come Google (con il proprio standard Google TV) e Apple (che sembra voler rilanciare Apple TV col nuovo marchio iTV), visto che le due aziende hanno la scala necessaria per riuscire dove altri hanno sostanzialmente fallito (ad esempio Boxee con il proprio set-top box). Naturalmente sulla scena troviamo anche alcuni player che non sono del tutto nuove conoscenze, come ad esempio Netflix che, partita dal noleggio di dvd inviati per corrispondenza, è approdata alla produzione del proprio set-top box, integrato anche in molti lettori Blue-ray e altre periferiche di consumo, e che, per il proprio modello di business e gli accordi esistenti con i content-holder costituisce una presenza non ignorabile. Per non parlare poi delle società controllate da aziende tradizionali del settore e che fungono da apri-pista e sensori nel mercato del video su internet.
Dunque ne vedremo, è proprio il caso di dirlo, delle belle! L’importante è che, quando si sarà posata la polvere, si arrivi ad un mondo in cui le scelte a disposizione dello spettatore si siano moltiplicate, e non ridotte, permettendo magari anche alle nicchie di emergere e di ottenere visibilità, con un auspicabile miglioramento qualitativo generalizzato e una maggiore accessibilità dell’informazione e dell’intrattenimento di qualità.





