Il cambiamento, come ben sappiamo, costituisce una parte naturale del ciclo di vita di ogni gruppo, squadra e aggregato sociale di singoli più o meno duraturo. Entro certi limiti gli individui si aspettano un certo grado di dinamismo e mutamento al trascorrere del tempo, questo perché essenzialmente la trasformazione è intrinseca in ogni fenomeno naturale, mentre la staticità è una eccezione spesso intangibile e astratta. Le piante crescono, la roccia viene erosa dallo scorrere dei fiumi, delle piogge, dallo scartavetra mento indotto dal vento, mentre un continuo rincorrersi preda-predatore completa un ecosistema in cui l’energia vitale viene continuamente liberata e focalizzata in nuovi esseri.Naturalmente l’essere umano vorrebbe mantenere la stabilità, l’equilibrio, che ha faticosamente raggiunto, poiché la sua razionalità lo spinge a cercare di costruirsi un isola felice, piuttosto che farsi trascinare dalle correnti. In questo senso l’equilibrio è percepito come un valore, e il mutamento, per quanto così naturale, viene osservato con un certo timore e ostilità. (continua... fai click su Leggi tutto...) Tuttavia esiste uno stato ancora meno desiderabile per un gruppo, ovvero l’immobilismo, l’attesa incessante del cambiamento.
Si tratta di una situazione molto comune in ogni organizzazione, che si viene a creare quando uno o più cambiamenti significativi sono stati annunciati o se ne percepisce la necessità e inevitabilità, ma, allo stesso tempo, non si riesce a creare quel consenso, quella massa critica che effettivamente avvia il cambiamento e lo rende possibile. In tali organizzazioni l’equilibrio precedente è stato compromesso, o comunque messo in discussione, per cui ci si trova congelati in una situazione percepita come temporanea, posticcia, una accozzaglia di soluzioni organizzative, di strutture e di assegnazioni di responsabilità, il cui unico scopo è quello di cercare di garantire l’operatività su base quotidiana senza danneggiare troppo le performance, in attesa però di un cambiamento che sposterà l’organizzazione (sia essa un’impresa o un gruppo di amici) verso un nuovo equilibrio.
Si tratta di una situazione pericolosa, perché il sistema di controlli e la supervisione sulla qualità sono affidati a misure d’emergenza, che non possono garantire sicurezza nel medio-lungo periodo, ma sopratutto logorante per gli individui. I singoli, posti in un limbo, possono reagire in due modi principali. Da un lato coloro che di base sono ostili al cambiamento avranno perso il precedente equilibrio e si sforzeranno in principio di riportare l’organizzazione verso il punto di partenza. Tuttavia una volta capito che ogni sforzo in quella direzione è inutile, si rannicchieranno preparandosi a ricevere e incassare “il colpo” del passaggio al nuovo, ponendosi sulla difensiva e tendendo ogni muscolo del corpo, tuttavia la trasformazione tanto attesa tarda ad arrivare, così che mantenersi “in parata” comincerà a svuotare i malcapitati di ogni energia.
Gli entusiasti del cambiamento si sentiranno invece proiettati verso il nuovo, desiderosi di spingersi oltre il confine che li separa dal nuovo equilibrio, lasceranno perdere ogni attività che non sia concentrata verso il cambiamento e “bruceranno” ogni simbolo e abitudine appartenente al vecchio stato, anche nel loro caso però la trasformazione non si manifesta, così che comincia ad insinuarsi il seme del dubbio e a considerarsi seriamente l’ipotesi di ritornare al vecchio, perché anche questa volta la novità annunciata non si è effettivamente realizzata. In entrambi i casi ci troveremo individui che compongono l’organizzazione sofferenti per il loro stato e per l’incertezza, e, se anche il cambiamento si manifesterà, ormai privati di ogni energia ed entusiasmo.
La perdita di motivazione e di performance che una simile situazione può generare è in grado di mettere in ginocchio e disgregare anche la più solida delle realtà, poiché distruggendo il vecchio e ritardando il nuovo si è condannato l’intero gruppo ad uno snervante limbo senza fine. Quanto detto ci mostra chiaramente come sia nell’interesse di qualunque agente del cambiamento una attenta valutazione dei tempi e delle risorse necessarie affinchè l’innovazione possa realizzarsi, occorrerà dunque anticipare tutto il lavoro possibile per trovarci pronti all’avvio della trasformazione, così che, dal momento in cui il processo viene annunciato o percepito come inevitabile, si sia pronti a dare il segnale di avvio, rompendo ogni indugio e concentrando le forze dell’organizzazione verso l’innovazione.





