La realtà aziendale, si sa, è sempre foriera di situazioni bizzarre, talvolta al limite del paradossale, spesso in aperta contraddizione con il più comune buon senso. D’altra parte, se così non fosse, sarebbe estremamente noioso dedicarsi all’analisi degli scenari che fioriscono nelle imprese di tutto il mondo, si tratterebbe di un compito tedioso e di scarsa soddisfazione. Tra la miriade di particolarità, ci soffermeremo, in questo contesto, su un autentico paradosso, o meglio una serie di paradossi, che riguardano le modalità di allocazione delle persone, le risorse fondamentali che costituiscono l’anima di qualunque organizzazione. (continua... fai click su Leggi tutto...)
La cosa più ovvia da prendere in considerazione è che le risorse non sono tutte uguali, anzi, ogni individuo avrà le sue particolarità, i propri punti di forza e di debolezza, i propri obietti ed interessi.
Questa eterogeneità deriva direttamente dall’enorme ventaglio di diverse esperienze, formazione, storie da cui ciascun soggetto è passato formando la propria attuale identità.
Naturalmente si tratta di un concetto scontato, assolutamente radicato nella mente di qualunque individuo, tuttavia, al momento in cui prendiamo in considerazione la realtà di impresa il buon senso individuale viene però immediatamente azzerato dalla follia collettiva.
Troveremo dunque interi modelli di gestione delle risorse aziendali che assumono la più totale e discrezionale possibilità di rendere interscambiabili le risorse operanti nell’impresa.
L’ipotesi di base sembra essere che un qualunque soggetto, a prescindere dal proprio background, possa essere convertito, magari dopo qualche ora di corso di formazione, per un qualsiasi ruolo.
Ma l’aspetto veramente preoccupante è che, tale visione, oltre ad applicarsi a singoli casi, portando a situazioni quantomeno imbarazzanti, costituisce spesso e volentieri l’ipotesi di lavoro su cui si costruiscono interi modelli organizzativi.
(continua nella Seconda Parte)





