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Il Prodotto come Esperienza Collettiva (Seconda Parte)

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(continua dalla Prima Parte)

Talvolta si arriverà ad una condizione di equilibrio in cui tutti i player continuano a “vivacchiare” ritoccando i prezzi al ribasso di tanto in tanto, a fronte di risultati economici mediocri e sempre in bilico. Oppure si affermerà un monopolio (o un oligopolio) dominato solo da chi è in grado di raggiungere un volume di vendite tale da generare economie di scala consistenti nella produzione (di nuovo alla ricerca di costi sempre più bassi). (continua... fai click su Leggi tutto...)

In alcuni casi infine si potrà affermare una singola impresa conglomerata che, grazie ad un alto livello di differenziazione delle proprie linee di business, è in grado di vendere sotto-costo e in perdita certi prodotti, finanziandosi grazie ai prodotti venduti in altri settori, da altre divisioni, fino a devastare la concorrenza, per poi magari tornare a livelli di prezzo accettabili una volta sgombrato il campo.
Una via diversa è possibile cambiando punto di vista e distogliendo, almeno per un attimo, lo sguardo dal prodotto che stiamo vendendo, così da alzare gli occhi e vedere in faccia il nostro cliente dall’altra parte del bancone.
Cosa hanno in comune, ad esempio, un caffè e un paio di scarpe da ginnastica?
Sono entrambi prodotti potenzialmente riducibili a commodity, che facilmente possono essere industrializzati e distribuiti mantenendo i costi bassi o bassissimi (e altrettanto dicasi per la qualità), per cui potremmo bere un caffè ad una macchinetta per qualche spicciolo e comprare scarpe da ginnastica fabbricate appiccicando insieme qualche pezzo di gomma e tela.
Il caffè soddisferebbe comunque il bisogno primario di caffeina e le scarpe assolverebbero la propria funzione di non mandarci in giro scalzi.
Un caffè del genere potrebbe costare sì e no 20 centesimi e le scarpe da ginnastica al più 5 euro.
Come fa allora Starbucks a sfilarci 4 euro dal portafogli per una bevanda a base di caffeina e Nike a convincerci ad elargire una donazione alla causa per 100 euro o giù di lì?

(continua nella Terza Parte)

 

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