Etica e Sviluppo

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Il Web è morto?

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In queste ultime settimane si è fatto un gran parlare, tra gli specialisti di tecnologia e i semplici appassionati, del presunto articolo di copertina dal titolo “Il Web è morto” che sarebbe in preparazione per uno dei prossimi numeri della rivista Wired. Secondo le indiscrezioni, che sono filtrate dall’interno della rivista, il firmatario dell’articolo dovrebbe essere proprio Chris Anderson, il direttore del magazine stesso. (continua... fai click su Leggi tutto...) Wired, per chi non lo sapesse, è una rivista culto per gli amanti della tecnologia, diventata nell’era di boom e maturità di internet il punto di riferimento per le nuove culture che, dalla fine degli anni ’90, avevano trovato nella Silicon Valley terreno fertile per crescere e svilupparsi, dando vita alle aziende i cui nomi campeggiano oggi sulla stampa economica specializzata.
Fondata dal giornalista Louis Rossetto e dal tecnologo Nicholas Negroponte, Wired, in particolare sotto la direzione di Anderson, è diventata un simbolo, un punto intorno al quale si sono raccolte idee e persone, un ricettacolo di energie e cambiamenti. In particolare la rivista è sempre stata sostenitrice della libertà del World Wide Web e di Internet in generale, portando avanti, articolo dopo articolo, una visione del Web come sommo esempio di collaborazione e condivisione, insomma l’ultima frontiera della democrazia dell’informazione. Un titolo del genere, anche se solo ipotizzato, fa dunque un grande effetto se associato ad una simile rivista, ma di cosa si tratterebbe nella sostanza? Oggetto delle riflessioni di Andersen a quanto pare è una progressiva erosione dell’importanza del Web come lo conosciamo oggi, fruito dalla finestra di un tradizionale browser (Internet Explorer, Safari, Firefox, Chrome, Opera…), che potrebbe perdere la sua centralità a favore di applicazioni specializzate e focalizzate ognuna su singole fonti e contenuti.
Potremmo definirlo il dilemma delle App versus Web. Le applicazioni dedicate (App) cominciano a fare la loro comparsa nei televisori che possono collegarsi ad Internet, nelle cornici digitali, perfino nei display di alcuni tapis roulant. Tuttavia il luogo in cui la fanno da padroni sono i nuovi dispositivi cellulari e i tablet, le Mobile App che occhieggiano da iPhone e iPad, ma anche da cellulari con sistema operativo Android e dai BlackBerry. Naturalmente nulla vieta ad un utente di navigare sul Web attraverso il browser sul proprio cellulare, anzi, sempre più siti Web forniscono la propria versione Mobile ottimizzata per il dispositivo che stiamo utilizzando, riconoscendo il modello e la risoluzione dello schermo e adattando interfaccia e contenuti del sito alla navigazione da cellulare.
Tuttavia le limitazioni imposte dalle interfacce Web sono ben note e certamente la situazione non è rosea quando viene utilizzato un dispositivo mobile per fruire dei contenuti, le applicazioni dedicate costituiscono in questo caso una soluzione decisamente ottimale, permettendo di avere maggiore flessibilità nell’interfaccia fornita all’utente, che può interagire con i contenuti all’interno di una cornice coerente e piacevole come solo una applicazione può fornire. Inoltre le applicazioni possono meglio integrarsi con sistemi di pagamento e piattaforme per la fruizione di contenuti di qualità, opportunamente filtrati, ma non più gratuiti.
Qui nascono i primi dubbi, in effetti il Web è stato fin dall’inizio uno strumento per distribuire contenuti essenzialmente liberi, sostenendo costi decisamente contenuti e senza bisogno di particolari requisiti, in assenza di qualsiasi forma di controllo centralizzato. Nel mondo delle applicazioni vigono criteri molto diversi, intanto perché l’utente sceglie in modo consapevole le fonti a cui vuole accedere, dovendo esplicitamente installare delle app, inoltre i contenuti possono essere, come dicevamo, pagati in varie modalità dall’interno dell’applicazione stessa, non che ciò non fosse possibile attraverso il Web, ma la natura stessa dell’ambiente rendeva meno naturale l’acquisizione di contenuti a pagamento rispetto a quanto avviene nel mondo delle applicazioni. Da considerare come importante fattore di novità, il controllo esercitato sulle applicazioni, il caso di Apple in particolare è significativo: qualunque applicazione, per essere distribuita mediante AppStore (unica fonte per installare app su iPhone e iPad) deve essere approvata da Apple stessa, passando attraverso un rigido e talvolta poco trasparente processo di certificazione.
Attenzione dunque, perché le regole di fruizione dei contenuti in un mondo in cui il Web cede il passo alle App sono molto diverse e, se da una parte ne guadagniamo in facilità di utilizzo, dall’altra stiamo sacrificando una fetta non indifferente della nostra libertà. Naturalmente sarà interessante scoprire come il mondo delle applicazioni andrà evolvendosi, forse addolcendo alcune delle attuali spigolosità via via che avanza erodendo quote alla navigazione Web tradizionale. L’importante è che in un mondo che cambia così in fretta continuino ad esserci osservatori attenti, pronti a cogliere rischi e opportunità.
 

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