Come noto a chiunque, la sigla PC sta per “Personal Computer”, un termine entrato ampiamente nell’uso comune, dunque una parola sul cui effettivo significato non ci soffermiamo minimamente, adottata in modo del tutto automatico nel parlato.
L’aggettivo Personal, nell’accezione originale, voleva marcare la differenza tra i PC e i vecchi terminali “stupidi” che servivano unicamente come interfaccia verso grandi e potenti mainframe. (continua... fai click su Leggi tutto...)
I mainframe fornivano un ambiente di elaborazione comune e condivisa, gestito centralmente, senza possibilità di personalizzazione da parte degli utenti, i PC invece introducevano per la prima volta l’idea di poter “possedere” e controllare interamente il proprio elaboratore, senza doverne condividere le risorse con altri e potendo amministrarne il software come si riteneva più opportuno.
Col passare del tempo si è avuta per certi versi una parziale inversione di tendenza per cui, in particolare negli ultimi anni con il sempre maggiore utilizzo di applicazioni basate sul web (ad esempio GMail, Salesforce, Google Documents…) il PC è tornato ad essere semplicemente lo strumento per collegarsi al web e ai servizi offerti dalla rete internet in generale, tanto da arrivare all’uscita dei Netbook e di dispositivi come quelli proposti da Google che altro non sono se non terminali per eseguire un browser.
In questo senso il dispositivo di collegamento diventa assolutamente indipendente dalle applicazioni e dai dati, per cui l’aspetto personale del PC viene a sfumarsi, rendendo il terminale di accesso neutro e del tutto intercambiabile.
La situazione cambia però decisamente se prendiamo in considerazione un nuovo elemento entrato prepotentemente sulla scena negli ultimi anni: le tecnologie mobile.
(continua nella Seconda Parte)





