
Uno dei momenti di più alta creatività in cui possa trovarsi un qualunque individuo è il bivio, il luogo della scelta. Posti di fronte ad una decisione si dispiegano di fronte a noi, come in una lunghissima galleria d'arte, infiniti quadri animati, che mostrano ogni possibile scenario. Ciascun scenario scaturisce dall'esplosione combinatoria delle possibilità che si aprono di fronte a noi, alcune più probabili di altre, in base alla decisione che prenderemo, e che si compongono a formare un vorticare di futuri plausibili ma incerti. Talvolta anche il più piccolo dettaglio potrebbe rivelarsi fondamentale e guidare il corso degli eventi in una direzione piuttosto che in un'altra, come un sassolino che, posto lungo il cammino della ruota del tempo, la scalza via da un sicuro solco, per deviarla su un percorso del tutto inaspettato. Per quanto il momento della decisione possa apparire ricco di potenzialità e di nuove opportunità, la sua intrinseca natura aleatoria, lo rende spesso un tempo di angoscia e preoccupazione, piuttosto che di stimolo e forza propulsiva. Gli individui riconoscono la complessità della scelta e delle possibili conseguenze, come anche la limitata capacità predittiva di cui dispongono. (continua... fai click su
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L'imprevedibilità non dipende solo dalla natura casuale dei dettagli nell'evolversi e susseguirsi di eventi e azioni, ma anche dalla scarsità di informazioni di cui tipicamente si dispone e dalla interazione della nostra decisione con quelle prese dagli altri giocatori, che a loro volta tentano l'azzardo dopo aver fatto le proprie valutazioni. Ma il dilemma della scelta, la difficoltà nel prendere decisioni, non affligge soltanto gli individui in quanto singoli, ma colpisce duramente anche le organizzazioni di qualunque genere, siano essi piccoli gruppi uniti da scopi comuni, o grandi aziende. In questi casi la decisione è ancor più complessa in quanto frutto di condivisione e di un livello di convergenza tra diverse opinioni, portando la scelta a nascere come compromesso tra idee diverse, un mix di valutazioni e analisi fatte da molteplici menti, che cercano di apportare il proprio contributo informativo e la propria capacità predittiva da una parte, ma che avranno tipicamente scopi non del tutto coincidenti tra di loro. La decisione in questo caso diventa allo stesso tempo frutto di attenta analisi e di una intensa attività diplomatica all'interno dell'organizzazione, così che la decisione finale sarà influenzata tanto da fattori esterni, quanto dalla cultura che si è andata stratificando durante la vita dell'impresa. Ogni decisione recherà il marchio del clima che si è instaurato in azienda e sarà frutto delle lenti che, nel corso degli anni, l'impresa ha adattato ai propri occhi per vedere il mondo in modo unico e peculiare. Le decisioni prese in simili contesti si riveleranno talvolta giuste, altre sbagliate, più spesso l'esito della scelta sarà difficile da giudicare, perché nel frattempo si manifestano eventi imprevedibili, oppure perché un repentino cambio d'umore nella pancia dell'azienda, ha nel frattempo, portato a nuove decisioni, i cui effetti si sovrappongono e diventano indistinguibili da quelli generati dalla precedente decisione, che non avrà così il tempo di mostrare a pieno la sua validità o meno. C'è poi da considerare che l'impresa e gli individui che la rendono uno spirito vitale, tendono ad apprendere dall'osservazione dell'esito delle precedenti decisioni, ma, per i motivi che abbiamo appena accennato, è spesso difficile trarre lezioni chiare dallo storico delle decisioni prese, così che le interpretazioni discordanti abbondano. Vi è però un rischio ancora più grave per qualunque organizzazione, quello di trovarsi soverchiata dalla difficoltà di scegliere o dall'impossibilità di assumersi la responsabilità degli esiti delle scelte stesse. In simili situazioni si imboccano strade diverse in rapida sequenza, in un vortice di sperimentazione che, pur dando l'impressione di un forte dinamismo, si manifesta in realtà come un cammino casuale che porta a fare davvero poca strada, consumando quantità ingenti di risorse. Oppure, come si diceva, l'impresa può essere schiacciata dall'onere del macigno carico di possibilità che si aprono a ogni momento decisionale e finire per evitare le decisioni. Una simile organizzazione sopravvive per un po' ritenendo di avere un atteggiamento prudente, soppesando ogni possibilità prima di agire, un atteggiamento saggio in tempi turbolenti che tuttavia, portato all'estremo, finisce per degenerare nell'immobilismo più totale. Il problema è che un'impresa inerte non sarà comunque statica, ma verrà inevitabilmente sballottata dalla corrente, spinta dai venti dei cambiamenti innescati dalle decisioni degli agenti che la circondano. Non decidere significherà evitare di prendere una rotta e impugnare il timone, pur in acque tempestose, sarà la rinuncia a cercare, pur in mezzo a mille difficoltà, di tracciare il percorso del proprio futuro. La mancanza cronica di capacità di scelta porterà inevitabilmente a essere guidati dalle decisioni altrui, senza nessuna voce in capitolo. Questa, di tutte, è certamente la situazione meno desiderabile, perché imboccata una simile strada è difficile tornare a governare il proprio destino, che, pur nella complessità e incertezza, avrebbe potuto essere diretto verso terreni più fertili e prospettive migliori. Ma quel che è peggio, è che gli individui imbarcati su una nave ormai in preda ai venti, finiscono per perdere ogni speranza, perché nessuno indica più loro una meta e non hanno più alcun obiettivo condiviso. Quando ciò avviene i cuori si induriscono e, un giorno dopo l'altro, si spegne la luce che brilla dietro i nostri occhi.