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Un Ambiente per far crescere idee ovvero perché abbiamo bisogno di più garage

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Leggendo il titolo di questo articolo alcuni lettori saranno rimasti perplessi, domandandosi se stessero per approfondire temi relativi a parcheggi, zone a traffico limitato e aree di carico-scarico.

Nulla di tutto questo, il garage a cui ci riferiamo è più un simbolo che un luogo fisico, è lo spazio in cui, almeno secondo la leggenda, sono nate e hanno mosso i primi passi alcune delle aziende più importanti e innovative dei nostri tempi. Troviamo un garage nella storia di Microsoft e Google, e sempre in un garage Steve Jobs e Steve Wozniak assemblarono i primi computer della Apple. Il garage della tipica casa americana assume spesso il ruolo, oltre che di parcheggio, di spazio creativo, di officina, talvolta riadattato a luogo ricreativo (una tavernetta diremmo dalle nostre parti), il passo per diventare sede di imprese ancora non strutturate e povere di fondi, ma piene di idee, è certamente breve. E sempre nei garage nascono e si ritrovano tante band musicali più o meno improvvisate: vere e proprie fucine di idee dunque. (continua... fai click su Leggi tutto...)

Ora, naturalmente il luogo in sé ci interessa poco, si potrebbe trattare di uno scantinato, una rimessa, un piccolo magazzino, l’aspetto architettonico in sé non è certo essenziale, quel che invece è bene sottolineare è che tutti questi luoghi sono caratterizzati da due elementi: si tratta di spazi di lavoro improvvisati non istituzionali (non parliamo di uffici, anche piccoli, per intenderci) e vengono riempiti dalle idee e dall’entusiasmo dei propri occupanti. C’è un misto di “romanticismo”, di spirito pionieristico, di desiderio di indipendenza, di voglia di provare a costruire qualcosa seppur con mezzi improvvisati.

Insomma in questi luoghi giovani motivati hanno la possibilità di coltivare le proprie passioni, in alcuni casi creando imprese di successo, in altri ottenendo risultati economicamente meno eclatanti, ma imparando comunque a stare insieme e lavorare ad un progetto comune. Potremmo discutere ore sull’importanza di uno spazio fisico “neutrale”, che non sia l’abitazione di un membro del gruppo, che sia un luogo di ritrovo percepito da ognuno come proprio, un ambiente personalizzabile che diventa il simbolo costante del progetto in corso, che serve in ogni momento da stimolo. L’importanza dell’ambiente come simbolo e ricettacolo di simboli per motivare, unire e dirigere gli sforzi di un gruppo è fondamentale, un istinto una sensazione che ci permea fin da bambini, basti pensare agli infiniti capannini, rifugi improvvisati, case sull’albero che ognuno di noi ha costruito da piccolo con i propri amici, magari dedicandoci una intera estate, questi luoghi, spesso non molto più di qualche frasca e tronco messo insieme con colla e sputo, diventavano nelle nostre menti meravigliosi castelli, rocche inespugnabili, punti di ritrovo e basi per giocare insieme. La costruzione stessa di questi rifugi rappresentava spesso il progetto in sé, il motivo di aggregazione, il ricettacolo dell’impegno di ognuno, contribuendo, come potentissimo catalizzatore, alla nascita del gruppo.

Non a caso una volta cresciuti, al momento di aggregarci con altri per uno scopo comune, nel tempo libero o nel volontariato, il primo pensiero va subito all’individuazione di una sede, anche solo una piccola stanza, che diventi però il posto in cui ritrovarsi, il punto di riferimento dei membri di una associazione, in assenza di un luogo fisico viene di fatto a mancare il segno tangibile dell’esistenza di una comunità, di un circolo di persone con obiettivi condivisi. Ecco allora la ragione dietro al singolare titolo di questo intervento, ecco perché abbiamo bisogno di più garage, non per posteggiare le nostre auto, ma per accogliere le nostre idee.

Occorrono spazi informali in cui le persone, i giovani in particolare (qualunque cosa stia identificando al momento questo termine un po’ abusato), possano riunirsi per poter creare e disfare, costruire e smontare, asserire e negare, discutere e perché no qualche volta anche litigare, imparando a confrontarsi su diverse posizioni, ma soprattutto, luoghi in cui si possa apprendere l’arte dello stare insieme, del lavorare a un progetto comune in cui si crede.

Abbiamo bisogno di lavorare in gruppo e comprendere fino in fondo cosa questo significhi, con le complesse dinamiche che si possono creare, le difficoltà e le grandi soddisfazioni che si traggono quando si riesce a spingere tutti nella stessa direzione avanzando verso al realizzazione di un progetto. Certamente gli spazi di ritrovo in sé non mancano, ma avremmo bisogno di poter fornire specialmente ai giovani dei veri e propri incubatori di idee, luoghi a cui poter accedere e rendere “propri” personalizzandoli per contribuire a creare l’ambiente adatto per lavorare insieme, spazi opportunamente attrezzati e accessibili a costi contenuti, con la possibilità di condividere parti in comune con altri gruppi all’interno della stessa struttura.

Non stiamo chiaramente parlando di uffici a basso costo per aziende in fase di avviamento, ma di luoghi nati per servire un gruppo nelle fasi iniziali, quando ancora non si è creata la massa critica necessaria a creare impresa. Stanze che servano da contenitori di idee, ambienti progettati per rappresentare dei facilitatori del processo creativo, la possibilità concreta di poter esplorare, in un contesto favorevole, in ogni direzione, senza doversi svenare in investimenti eccessivi per le tasche di tanti giovani, che rischierebbero di rappresentare barriere insormontabili. Stiamo parlando di luoghi fisici che, insieme ad una rete di opportuni servizi, permettano di sperimentare in sicurezza, senza temere il fallimento, anzi incoraggiando prove su prove su prove, fino a giungere ad una buona idea. Stiamo parlando di una rete di servizi di contorno che, oltre a rendere più agevole il processo di nascita dell’innovazione, costituisca l’ambiente adatto per far evolvere le idee più promettenti, fornendo gli strumenti per fare il salto di qualità.

Se sapremo costruire simili spazi avremo ottenuti ben più di qualche bell’edificio da inaugurare, avremo eretto dei fari per aiutare le nuove generazioni a fare impresa, a coltivare l’innovazione e lo spirito creativo: avremo creato speranza e opportunità, avremo dato uno scopo verso cui indirizzare le energie che altrimenti rischiano di venir disperse, un danno irreparabile, che non possiamo più permetterci.

 

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