Nel corso del ciclo vita di qualunque azienda si alternano, come ben noto, momenti di espansione e di euforia a periodi di contrazione del business e di austerity.
Ad essere meno evidente è il fatto che il mix di prodotti/servizi offerti dall’impresa segue solitamente questo trend, per cui si passa da fasi di grande fermento creativo a momenti in cui qualunque idea innovativa viene immediatamente bocciata senza appello. (continua... fai click su Leggi tutto...)
E’ naturale che in periodi di crisi le aziende abbiano la tendenza istintiva a puntare su terreni sicuri, mantenendo la propria presenza in quelle aree che hanno tradizionalmente fornito un flusso costante di entrate, allo stesso tempo è altrettanto scontato che si tendano a tagliare i costi e gli investimenti, specialmente in attività e campi in cui l’impresa è meno presente e riguardo a progetti maggiormente rischiosi e dai ritorni futuri incerti.
Purtroppo però la mancanza di investimenti oggi significa limitare le proprie capacità future di medio-lungo periodo di generare ricchezza.
La focalizzazione sul core business di oggi espone al rischio di non essere presenti nei business di domani e di veder esaurire le attuali fonti di utili, come effetto naturale del trascorrere del tempo, trovandosi poi senza valide alternative e impegnati in una estenuante rincorsa dei competitor più lungimiranti.
Ma come è possibile conciliare l’avversione al rischio in momenti difficili con l’opportunità di gettare solide basi per la crescita futura, i presupposti per cogliere il successivo ciclo economico positivo in tutto il suo potenziale di sviluppo?
(continua nella Seconda Parte)





